Basta un prompt e… voilà, si scrive codice (o così dicono). Il vibe coding, cioè affidare all’Intelligenza Artificiale o strumenti “magici” la programmazione, sembra voler abbattere ogni barriera legata alle competenze. Ma lasciatemi dire: la realtà è meno utopica di quanto i meme su LinkedIn suggeriscano.
Il sogno: software per tutti.
La realtà: bug per molti!
Semplificare lo sviluppo è una rivoluzione, certo. Codex, Claude Code, Antigravity, Lovable e tanti altri strumenti no-code: tutto velocizza il lavoro. Ma velocità non fa rima con qualità. Se non sai come funziona un database, potresti generare una query così insicura che persino un hacker alle prime armi si sentirebbe offeso dalla facilità d’accesso (cercare info sul caso Baudr).
Perché accade questo? Semplice: la logica del software non è una funzione magica. Chi non conosce i fondamenti (gestione degli errori, sicurezza, testing, prestazioni) otterrà solo l’illusione di aver creato qualcosa che funziona ma senza avere la minima idea di cosa succede “dentro al cofano”.
Vibe coding: acceleratore per esperti, trappola per neofiti
- Professionista + IA: Scorciatoie per codice robusto, check di sicurezza automatizzati, prodigi d’efficienza.
- Dilettante + IA: Copia-incolla di suggerimenti con errori non percepiti, falle di sicurezza, performance ignote.
Vuoi un esempio? Prendiamo WordPress, patria dello sviluppo accessibile. Scrivere plugin con IA va benissimo, purché tu sappia distinguere un filtro ben strutturato da una falla XSS. Non a caso, secondo il OWASP Top 10, le vulnerabilità da accesso scorretto sono ancora il problema numero 1 nel software web. Se non sai cosa cercare, il rischio è impacchettare i bug insieme al sito!
I rischi concreti del “coding per tutti”
- Sicurezza bucata: codice generato senza criterio (OWASP docet) espone dati sensibili a furti e l’azienda a sanzioni.
- Fotocopiatori di bug: se non sai riconoscere un errore, il bug si propaga più veloce e più grosso.
- Progetti ingestibili: sul breve ti sembra ok, poi in manutenzione tutto diventa un incubo, fra conflitti, dipendenze duplicate e update che rompono tutto.
Quick win: come usare il vibe coding senza (troppi) danni
- Chiediti: “Questo suggerimento è sensato?” – Non tutto ciò che brilla è oro o codice riutilizzabile. Se non sai rispondere, accendi la spia rossa.
- Aggiungi controlli automatici: usa plugin di static analysis e vulnerability scanning (GitHub Actions Security ne offre tanti).
- Fai test veri: anche il sito più bello nasconde bug sotto il tappeto. Testing automatico e (soprattutto) manuale sono indispensabili.
FAQ
Cos’è il vibe coding, in parole povere?
È l’approccio che sfrutta IA e strumenti no/low-code promettendo di democratizzare la scrittura e la produzione di software, saltando (almeno in teoria) le conoscenze tecniche tradizionali.
Basta ChatGPT per fare un sito sicuro?
Solo se sai valutare ciò che ottieni: la sicurezza richiede competenze specifiche. L’IA può aiutarti, ma non può sostituire un vero controllo umano competente (OWASP).
Vibe coding per PMI: dove sta il rischio?
Nel tempo: soluzioni rapide creano pezze temporanee che spesso si traducono in costi di manutenzione e sicurezza esponenziali (OWASP Top 10).
Come evitare errori se voglio provare?
Lavora in sandbox, fai sempre review e test del codice da chi ne sa davvero e aggiorna costantemente le tue competenze.
Vale anche per soluzioni “drag & drop”?
Assolutamente sì: se non sai cosa stai trascinando, rischi che il tuo sito sia tanto bello quanto fragile.
Vuoi evitare bug, rischi e brutte sorprese?
Con il vibe coding puoi davvero accelerare, ma solo se la tua base è solida e qualcuno controlla la direzione. Se stai pensando di realizzare un progetto, oppure ne hai realizzato uno e vuoi farlo controllare, contattami per una consulenza mirata: pochi spunti azzeccati spesso valgono più di 100 prompt su ChatGPT.




